Un arresto di massa, vergogna nazionale
3 dicembre 2013 – 2:42 am | Nessun commento

Quando una tifoseria, in trasferta all’estero, finisce per essere arrestata dalla polizia; quando 149 tifosi vengono accusati di aver messo in atto violenze; quando 22 di questi vengono mantenuti sotto chiave e probabilmente finiranno sotto …

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“Neri non si nasce, si diventa” Le “stelle” di Lilian Thuram

Inserito da il 10 giugno 2013 alle 9:15 pmNessun commento

Nel suo libro “Le mie stelle nere”, appena pubblicato in Italia, c’è tutta la filosofia del campione francese: la convinzione che, contro il razzismo, l’unica arma possibile sia una trasformazione nel modo di pensare. Il libro è una raccolta di personaggi di colore che hanno lottato per affermare la propria dignità. Lo intervista Emanuela Audisio

di GIUSEPPE CALABRESE da LaRepubblica.it
5c0b97c5-0281-4d9f-8816-1e1a0d0fb08c“Io sono diventato nero a nove anni, quando sono arrivato in Francia e ho incontrato i bianchi. Si diventa neri con gli sguardi degli altri”. Lilian Thuram è a Firenze per parlare di razzismo. Nel suo libro, “Le mie stelle nere” appena pubblicato in Italia, c’è tutta la filosofia del campione francese, che all’Altana delle Oblate è stato intervistato da Emanuela Audisio. “Se non lo hai mai vissuto non puoi sapere cosa prova un nero quando gli fanno il fanno il verso della scimmia. E’ pura violenza. E’ un problema culturale. Per questo dobbiamo parlare ai bambini, è da lì che dobbiamo ripartire. Chi è razzista è un debole. Dobbiamo insegnare ai bambini l’uguaglianza”. I buuu a Balotelli sono l’aggancio con il calcio. “Quello che succede negli stadi è lo specchio della società in cui viviamo. C’è razzismo nel calcio perché c’è razzismo nella nostra società. Ci sono allenatori che dicono: non è razzismo quando ti fanno buuu, è solo un modo per distrubarti. Ma non è vero. Non è così. E tocca ai giocatori bianchi far cambiare le cose. Dovrebbero essere loro ad uscire dal campo, non i neri”. Anche a lui, ai tempi del Parma, è capitato un episodio di razzismo. Racconta: “I compagni mi dicevano: lascia stare, non è niente. Ma così non si cambia mai nulla. Il razzismo va combattuto”. Come? “Lo ius soli, per esempio, è un modo intelligente per combattere il razzismo”. Sorride ripensando al passato. “Vi racconto un aneddoto. I miei figli sono nati in Italia e quando dicevo ai miei compagni che avevo due italiani in casa, sapete cosa mi rispondevano: ma che dici, sono neri. Capite? Ecco, è proprio questa mentalità che va cambiata. La gente ha paura che i neri diventino italiani, uguali a loro. La gente ha paura di questo cambiamento. Il razzismo diventa più forte quando ti rendi conto che l’altro può diventare come te. Dobbiamo accettare che siamo tutti sulla stessa linea, ma è molto difficile quando la storia ti ha messo in una posizione di superiorità”. E’ un uomo appassionato Thuram. Ambasciatore Unicef, fermo nei suoi principi. Entra duro contro i pregiudizi. “Non c’è una persona bianca che pensi che i bianchi funzionano tutti alla stessa maniera. Però i bianchi pensano che tutti i neri funzionano alla stessa maniera. Ma non è il colore della pelle che ti fa essere quello che sei. E’ la tua educazione, la tua condizione sociale, la tua personalità. Siamo tutti uguali, ma farlo capire è difficile”.

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