Un arresto di massa, vergogna nazionale
3 dicembre 2013 – 2:42 am | Nessun commento

Quando una tifoseria, in trasferta all’estero, finisce per essere arrestata dalla polizia; quando 149 tifosi vengono accusati di aver messo in atto violenze; quando 22 di questi vengono mantenuti sotto chiave e probabilmente finiranno sotto …

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Ma quanto è labile il confine tra ironia, sarcasmo, offesa, discriminazione.

Inserito da il 9 ottobre 2013 alle 12:38 amUn commento

Come si dice in questi casi: la Ferdercalcio usa il pugno duro contro ogni forma di discriminazione, e ci mancherebbe altro, però… però attenzione al rischio di banalizzare il fenomeno drammatizzando i toni e accentuando le misure repressive.

Credo che qualche precisazione prima che si scada in valutazioni grossolane e generalizzate vada fatta, a maggior ragione da parte di chi si occupa di etica sportiva; proviamo dunque ad aprire un dibattito senza falsi pudori e soprattutto fuori da ogni facile demagogia.

Io provo a riflettere, per esempio, intorno alla dimensione linguistica e dunque ai codici del tifoso che sono il frutto – l’espressione – di un percorso emotivo, identitario  e ideologico (l’appartenenza a un gruppo non è mai neutra soprattutto nei suoi effetti psicologici e dunque comportamentali) che andrebbe meglio conosciuto e studiato.

In Inghilterra e, in misura forse solo apparentemente minore, in altri Paesi sono state investite risorse significative sul fenomeno del tifo calcistico che inevitabilmente non può essere disgiunto – direi nemmeno artificiosamente – dalla dinamica sociale e culturale di cui è filiazione diretta.

Da noi, si sa, ben poco si investe nella ricerca – tempi lunghi e certo scarsi ritorni “politici” – fidandosi delle scorciatoie regolamentari e di normative urgenti che spesso fanno falliscono per assoluta mancanza di aderenza alla realtà.

Tanta la distanza da una reale efficacia e talmente inadatta la strategia adottata dal nostro sistema calcio che gli ultras stanno già attrezzandosi per fronteggiare, con le armi a loro disposizione e dunque attraverso linguaggi e comportamenti aggressivi – in una sorta di improvvisata comunicazione paradossale – la situazione: invitare e organizzare tutte le tifoserie a fare, in tutti gli stadi, cori discriminatori per vedere l’effetto che fa.

E rischia di fare un effetto paralizzante, di ribaltare le forze in campo e trasformare le associazioni di tifosi in soggetti capaci di potere contrattuale e di ricatto nei confronti della società costrette a cercare, per il loro tornaconto, scellerate alleanze.

La mia idea, già espressa in altre sedi e soprattutto in tempi non sospetti, è che bisognerebbe finalmente dare impulso ad altri tipi di interventi, pensando e ripensando a ipotesi di cambiamento alternative alla sola strada punitiva (molto banalmente: perché, per esempio, non avvicinare nelle scuole calcio i ragazzi ai valori dell’etica sportiva?).

Da che mondo e mondo ancorarsi a soluzioni di forza – e solo a quelli – senza cercare di capire l’essenza culturale e psicologica di certi fenomeni porta a un innalzamento dei livelli conflittuali e soprattutto a una radicalizzazione degli atteggiamenti assolutamente contraria a ogni logica di scambio e mediazione.

Esattamente quello che sembra stia succedendo tra il sistema calcio e una parte consistente del popolo (un esercito agguerrito) dei tifosi che non sembra voglia rinunciare alla libertà di esprimere – ahimè sempre più spesso in forme becere e razziste, altre è vero in forma ironica e creativa – i sentimenti di amore e odio di cui ogni domenica si alimenta.

Altro problema: chi decide e con quali strumenti quando si oltrepassa il limite?

 

Fulvio Carbone

 

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